L'ASPETTO ANCORA...
Giornata stupida, piena di niente.
Sognando angeli che non esistono.
Ma “quel pensiero” è sempre lì.
Chi sei? Come ti chiami? Dimmi il tuo nome.
Scandisci bene il tuo nome …
Aspetta … ora so il tuo nome, Ti chiami:
“ Donna che non avrò mai”.
Invadi crudelmente i miei pensieri,
laddove vorrei fermare il tempo
per allungare anche di un’ora sola
la durata dei sogni miei …
Ma poi benedico il Signore
che fa calare il sipario della notte
sui tormenti della mia giornata..
Mi hanno regalato qualche bottiglia
di pessimo whiscky, non è una gran marca
ma può passare come una gradevole bibita,
e la sera, quando ne bevi un sorso,
rialza un poco il tono del tuo spirito.
Non che abbia deciso improvvisamente
di coltivare l’arte del bere; è solo che ora,
alla mia età, bisogna necessariamente avere
un proprio angolino privato,
un piccolo cerchio nascosto e arredato
con le suppellettili delle proprie illusioni:
le due dita di whiscky, un buon libro,
un computer (al bisogno…)
per tradurre in parole le sensazioni.
Nulla di male, spero.
Che tu sia benedetto, vino miracoloso
che fai nascere l’arcobaleno
dinanzi agli occhi dei ciechi…
Mi sento come una farfalla prigioniera
sotto una campana di cristallo,
e l’unica mia difesa è un impotente battere di ali
contro le pareti.
Provo sempre ad essere ben disposto
a credere che Dio esista. Ma, se esiste,
e anche se è impegnato
nella difficile e suprema direzione dell’ universo,
io mi domando perché si ostini
a tenermi diviso dalla creatura che amo.
Poiché anche noi due, nel nostro piccolo,
siamo un universo intero.
Camminavamo come due sconosciuti,
poiché nelle nostre terre a un anziano
non è perdonato il peccato mortale
di passeggiare con una donna più giovane,
sia pure …non impegnata.
Mi sono trovato in uno stato
di estremo disagio e di vergogna,
con l’impulso represso di prenderla per mano
e di condurla fuori dal tempo,
in un paese sconosciuto.
Dove dirle che non avrei cambiato quel suo viso pallido, sofferto,
con cento visi di cento ragazze imbellettate ma stupide,
sulle cui scollature vertiginose
si scontravano le cupidigie di tanti imbecilli.
Ci può essere spazio anche per te
nei miei sentimenti, cara amica mia.
C’è una piccola luce accesa
al di là del mio grigiore, ed essa è il faro
al quale devo fare ritorno, ineluttabilmente.
Io devo necessariamente tornare
verso quella piccola luce,
piccolo porto di mare
che segnerà il mio ultimo approdo.
Ho preso in mano la Bibbia, dopo tanto tempo…
Questa volta mi è capitato il passo del Qoèlet
intitolato “Le miserie umane”.
Una grave sorte è stata inflitta ad ogni uomo,
e un grave giogo pesa sui figli di Adamo
dal giorno in cui nacquero dalla propria madre
a quello del loro ritorno alla madre di tutti.
Iddio mi perdoni se mi permetto di mitigare,
con due dita di whiscky,
la categoricità di questa crudele condanna in un.
Mi soffermo a considerare che ciascun uomo,
almeno una volta nella sua vita,
ha vagheggiato di sprofondare
– per un giorno o per una notte –
nelle grazie di una donna desiderata,
donna d’alto bordo, olimpionica del sesso.
Voglio essere l’eccezione: la mia donna
è tutta acqua e sapone,
con occhi di trasparenze e di riflessi,
di tempeste e di bonacce …
Esile statuetta sapientemente intagliata
da un grande Artista, che è venuta a portare
nel grigiore della mia vicenda terrena
il lampo delle sue pupille verde-lago,
pupille di consapevolezza e di sogno.
Lei, eternamente imbevuta
di un profumo sconosciuto e discreto
che sa di desiderio inesaudito …
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RispondiEliminaAmica mia, te scrivo …
RispondiEliminaAmica mia, te scrivo
pe’ ditte che vorei sta’ là…
‘Sta Roma bella
nun è solo la città
che penzi tu,
ma un gran regalo
der buon Dio all’umanità.
Qui ce trovi er Coloseo
co’ li Fori, er Palatino,
li tesori der Vaticano,
e la Pietà…
Qui ce so’ le Catacombe,
qui ce sta Funtan de’ Trevi,
che si bevi quell’acqua
tu ritorni qua.
Amica mia! Amica mia!
Qui su ogni pietra
ce sta scritto <>!
Tu giri er monno e sta sicura
che qui a Roma, suppergiù,
c’è quarche cosa in più!
Ma che ce frega si quarche forastiero
ne dice male!
E’ tutta invidia
perché qui trova er sole che lui nun cià!
Ce critica, borbotta a tu per tu,
ma nun lo sposti manco co’ la grù!
Qui ciavemo er Pantiònne,
ce sta er Papa (e che Papa er Sor Francesco!), er Quirinale,
ce sta l’Arco de Costantino
cor Mosè…
Ce sta er Pincio, er Viminale,
er Gianicolo ch’arimira ‘sta città!
Amica mia, te scrivo
pe’ ditte che vorei sta’ là!
Amami…
RispondiEliminaAmami,
amami come una volta
sapevi amarmi tu,
quando le nostre età
erano verdi ancora;
quando niente ci importava
se non i sogni che facevamo insieme,
apparecchiati su una tavola imbandita
lassù tra mille stelle,
che danzavano in un cielo sempre blu.
Amami,
come ancora potresti fare tu…
Guardami con gli occhi
innamorati di un tempo
che sembra non appartenerci più…
E io ti guarderò
con gli stessi occhi
che tanto amavi tu,
e ancora in te vedrò
la giovane donna che allor m’incatenò.
Amami
di un amore senza età
e accompagnami teneramente
verso i lidi di un tramonto
che paura più non mi farà…
Apparecchiamo nuovamente il cielo…
RispondiEliminaAspetto la sera
Per contare le stelle apparecchiate
In quell’immenso mare blu
E tutte mi rispondono all’appello
Tutte e specialmente tu…
Tu che tra tutte quelle stelle
Sei certamente la bella tra le belle
Ricordi quando tenendoci per mano
Ridendo noi le contavamo
Quelle stelle…
E ogni numero crescente
Un bacio si trainava
Mentre inebriati dall’amore
Noi ci stringevamo
Fino a scoppiarci il cuore…
Oggi “ottant’anni” han fatto capolino
Mi fanno le boccacce
Ma io continuo a farmi un bicchierino
Scegliendo parole tra le rime
Che non dican parolacce…
C’è un’altra data che mi sta guardando
Sono i “cinquanta” che compie il nostro amore
Li abbiamo quasi in mano
Così belli mi son sembrati un lampo
Tu che ne dici…ti sembra forse strano?
Così io sogno per quel giorno
D’imbandire una tavola celeste
Con le stelle per contorno
E tu e io ad ammirare il cielo
Con i nostri cari intorno!